Lambrusco: progetto ed esperienze per un vigneto sostenibile

Il progetto “vitigni resistenti” e la strategia aziendale che lo ha sostenuto, le ambizioni della ricerca, la visione della politica regionale e nazionale nel contesto in movimento della PAC

 

La visione e la sfida di una viticoltura sostenibile in Emilia Romagna è stata al centro del convegno di apertura dell’edizione 2018 di Enovitis in Campo organizzato dal Corriere Vinicolo.

Attorno a un tavolo, sono stati radunati esponenti della ricerca scientifica, delle aziende e della politica locale e nazionale per fare il punto sulla situazione e tentare di inserire il progetto in un contesto di forti cambiamenti in ambito comunitario e anche nazionale.

In anteprima è stato presentato il progetto “Vitigni resistenti in Emilia Romagna”, descritto da Giovanni Nigro, responsabile Filiera vitivinicola e olivo-oleicola del CRPV - Centro Ricerche Produzioni Vegetali regionale. Il progetto, avviato nel 2016 come vigneto sperimentale e finanziato da tre importanti realtà cooperative regionali - Cantine Riunite-Civ, Gruppo Cevico e Cantina Sociale di San Martino in Rio - si avvale della collaborazione della Fondazione E. Mach, Vivai Cooperativi Rauscedo e Wineplant, che hanno fornito i materiali genetici e consulenza scientifica. Le varietà oggetto di studio sono le più importanti della regione: i tre Lambruschi, l’Ancellotta e il Grechetto per la parte emiliana, Trebbiano, Sangiovese e Albana per la parte romagnola. Fine ultimo della sperimentazione sarà costituire varietà emiliano-romagnole resistenti a peronospora e oidio utilizzando l’incrocio abbinato alla tecnica della selezione assistita con marcatori, che consente un’enorme accelerazione dei tempi tecnici per la costituzione di una nuova varietà rispetto al passato.

Su questo progetto, che apre prospettive straordinarie per il vigneto regionale e che va contestualizzato all’interno di una impalcatura normativa di carattere nazionale e comunitaria che potrebbe subire notevoli cambiamenti positivi con la riforma della PAC, sono stati chiamati a confrontarsi nel corso di una tavola rotonda, moderata da Giulio Somma, direttore del Corriere Vinicolo, Corrado Casoli, presidente di Cantine Riunite-CIV e Gruppo Italiano Vini, Marco Stefanini, Unità di fenetica e miglioramento genetico della vite - Fondazione Edmund Mach, Michele Alessi, direzione generale delle Politiche internazionali e dell'Unione europea del Mipaaf, e Simona Caselli, assessore all'Agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia Romagna.

Il convegno, preceduto dai saluti del presidente di Unione Italiana Vini, Ernesto Abbona, ha visto anche la partecipazione dell’Osservatorio del Vino UIV, che ha delineato i numeri della filiera emiliana dei vini frizzanti.